Una nuova, prestigiosa sede

La Casa della Musica di Parma è diventata anche la nuova casa dell'Istituto nazionale di studi verdiani, che ha trasferito negli splendidi spazi di Palazzo Cusani la propria sede, ospitata prima nelle stanze, non più adeguate, di Strada Macedonio Melloni. Al primo piano di Palazzo Cusani, in locali tanto confortevoli quanto prestigiosi, adatti alla consultazione e allo studio, hanno trovato spazio sia l’imponente mole di volumi e documenti che costituiscono l'eccezionale patrimonio dell'Istituto, sia le nuove tecnologie dedicate alla consultazione e alla fruizione audiovisiva da parte di ricercatori, studiosi e più in generale del pubblico degli appassionati e degli studenti.

“Il trasferimento di sede, fortemente voluto dalla nuova gestione dell’Istituto, in pieno accordo con le Istituzioni preposte al suo sostegno, in primo luogo il Comune e l’Università di Parma, con il partecipe supporto della Regione Emilia-Romagna, è il segno evidente di un cambiamento progettuale verso una nuova dimensione culturale dell’Istituto, che si inserisce nel più generale processo di rilancio della Casa della Musica”, ha detto Nicola Sani, presidente dell'Istituto verdiano, in occasione della affollata e festosa inaugurazione della sede, che ha visto anche la presenza dell'Assessore alla Cultura del Comune di Parma, Laura Maria Ferraris. Per gli anni a venire, Sani delinea una strategia tesa “alla realizzazione di un vero e proprio centro di attività scientifiche e divulgative sull’esempio di altre grandi istituzioni europee, quali, tra altre, l’Arnold Schönberg Zentrum di Vienna, il Centro Paul Klee di Berna, la Fondazione Mozarteum di Salisburgo. E' un progetto che potrà condurre la nostra Istituzione a dialogare con altre istituzioni culturali nazionali ed internazionali, costituendo le premesse per la creazione di un “forum” aperto ai temi della progettualità musicale ed artistica del nostro tempo, nel segno della grande tradizione lirica verdiana”. Emerge in queste parole la volontà di confronto anche con  la produzione contemporanea, sia per quanto riguarda il rapporto delle nuove generazioni di autori e interpreti con la musica di Verdi, che per quanto attiene alla realizzazione scenica delle sue opere, autentico spazio di intersezione tra la loro diffusione presso il grande pubblico e le documentazioni testuali, iconografiche ed audiovisive custodite presso l'Istituto nazionale di studi verdiani.

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Il nuovo numero di Studi Verdiani

Il numero 25 di Studi verdiani si apre con tre saggi dedicati all’ Otello, che affrontano altrettanti aspetti della penultima – e per tanti aspetti unica – opera del Maestro: il rapporto della musica con la messa in scena diciamo ‘originale’, prevista cioè dallo stesso Verdi con il librettista Arrigo Boito e l’editore Ricordi; le costanti che possiamo riconoscere nell’organizzazione del pensiero musicale; l’interpretazione. Daniela Tortora, Nors S. Josephson e Andrea Estero raccontano dunque tre modi diversi, e complementari, di avvicinarci al capolavoro. Come sottolinea Nicola Sani, presidente dell’Istituto nazionale di studi verdiani, «questa scelta indica una strada precisa: coniugare la ricerca scientifica –imprescindibile - con uno sguardo più ampio orientato verso letture trasversali capaci di interessare un pubblico più vasto e di parlare anche a coloro che, ogni giorno nel mondo, affrontano il “fare teatro” attraverso le opere di Giuseppe Verdi. E al tema della prassi e della ricezione verdiana nella cultura contemporanea si rivolgono anche i nuovi orientamenti di lavoro dell’Istituto nazionale di studi verdiani, che a oltre quarant’anni dalla sua fondazione, affronta una ridefinizione degli obiettivi». Grande interesse e stupore ha suscitato il saggio dedicato all’Otello diretto da Claudio Abbado sempre e soltanto con i Berliner Philharmoniker. L’archivio dell’orchestra di Berlino conserva la partitura annotata da Abbado e i suoi numerosi interventi sul testo verdiano. Interventi che evidentemente il grande direttore considerava ‘migliorativi’: le dinamiche cambiate, i raddoppi orchestrali aggiunti o tolti, certe note soppresse… Un lavoro così minuzioso sul metodo di lavoro di Abbado non era mai stato compiuto e fatalmente è destinato a riaprire la questione della fedeltà o della libertà dell’interprete –  in questo caso di un sommo interprete – verso il testo originale. Mentre Marcello Conati, con Quattro personaggi in cerca d’autore… - Vocalità e interpreti  de Il Corsaro, si interroga sull’effettivo potere di Verdi di scegliere i propri interpreti ideali, o di dover invece talvolta sottostare alle richieste, anche molto pressanti, di impresari e cantanti, il giovane studioso Andrea Malvano descrive per la prima volta in modo esaustivo tutti i documenti verdiani, editi e inediti, conservati presso l’Archivio Storico dell’Orchestra Rai di Torino. Nuova è la sezione Dialoghi, nella quale protagonisti dell’arte e della cultura contemporanea riflettono sul loro rapporto, di studio e creativo, con Verdi. In questa prima occasione intervengono quattro compositori italiani di diverse generazioni, stili e poetica: Silvia Colasanti, Matteo D’Amico, Riccardo Panfili, Fabio Vacchi. In pagine appassionate e vissute, emerge la tenacia del loro confrontarsi con un compositore che si pone – ancora oggi – come un padre con il quale non è possibile non confrontarsi. Ad Elvio Giudici e Piero Mioli sono affidate due rubriche d’autore, dedicate rispettivamente ai libri e ai saggi di argomento verdiano e al racconto critico di alcune delle più recenti interpretazioni musicali e sceniche delle sue opere.

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Dall'Istituto nazionale studi verdiani

Proclamato il vincitore della XVII edizione del Premio Internazionale Rotary Club Parma “Giuseppe Verdi”

Si è recentemente riunita a Parma, presso la sede dell'Istituto nazionale di studi verdiani, la giuria del Premio Internazionale Rotary Club Parma "Giuseppe Verdi", giunto alla sua XVII edizione.
Il Premio, ideato e finanziato dal Rotary Club Parma sotto la presidenza di Federico Montecuccoli degli Erri, ha preso avvio nel 1983 grazie alla collaborazione con l’Istituto nazionale di studi verdiani, allora retto dal presidente Bruno Molajoli e dal direttore scientifico Pierluigi Petrobelli.
L'obiettivo del Premio - conferito a cadenza biennale - non è quello di dare riconoscimenti a noti studiosi, bensì quello di for­nire opportunità di studio a giovani ricercatori qualificati, per un progetto che si caratterizzi per il suo valore innovativo e che dia luogo a una realizzazione editoriale originale, negli ambiti ancora scarsamente o per nulla esplorati nel vasto territorio degli studi verdiani.
Grazie a questa formula il Premio ha riscosso fin dall'inizio grande successo, con partecipazioni da tutto il mondo che hanno dimostrato l'interesse assai diffuso per la ricerca verdiana e la varietà di argomenti ancora da esplorare. Dei progetti di ricerca premiati sono stati finora pubblicati quelli di Markus Engelhardt, Roger Parker, Marco Beghelli, Knud Arne Jürgensen, Dino Rizzo, Roberta Montemorra Marvin, Susan Rutherford e - nel 2015 - Olga Jesurum.
La giuria della XVII edizione del Premio - composta dalla dott.ssa Alessandra Carlotta Pellegrini (Direttore scientifico dell'Istituto e presidente della giuria), dai proff. Renato Di Benedetto e Markus Engelhardt – nominati dall'Istituto stesso – e, per il Rotary Club Parma, dal dr. Marco Micheli e dalle proff.sse Daniela Romagnoli e Giusi Zanichelli - dopo avere constatato il notevole interesse e valore scientifico di tutti i progetti e l'alta qualifica professionale dei partecipanti, ha proclamato all’unanimità vincitore il progetto di Francesca Vella dal titolo Listening to Verdi, 1840-1930, rivolto allo studio di nuove prospettive nell’indagine sulla recezione dell’opera verdiana.
Il progetto, secondo il giudizio della giuria, «apre nuove prospettive nell'indagine della recezione dell'opera verdiana, poggia su una solida armatura concettuale, si avvale di una bibliografia ricca e perfettamente aggiornata, è di vasto respiro ma non dispersivo perché i confini e i percorsi delle ricerca vi sono nitidamente tracciati e presenta una buona affidabilità per quanto concerne l'esecuzione dei tempi prescritti».

La cerimonia ufficiale della consegna del Premio si terrà il 15 aprile 2016.

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Francesca Vella è Junior Research Fellow presso il St John’s College, Cambridge (UK). Diplomata in Pianoforte e laureata in Musicologia con il massimo dei voti, ha conseguito il Ph.D. in Musicologia al King’s College di Londra con una tesi sulla ricezione verdiana a Milano fra 1859 e 1881, in relazione soprattutto alla percezione dell'identità nazionale. Intorno a questo centro d'interesse sono sorti alcuni dei suoi principali saggi: Verdi’s Don Carlo as Monument, in "Cambridge Opera Journal", 25/1 (2013), pp. 75-103; Verdi and Politics (c. 1859-61), in "Studi verdiani", 24 (2014), pp. 79-121; Bridging Divides: Verdi’s Requiem in Post-Unification Italy, in "Journal of the Royal Musical Association", 140/2 (2015), pp. 313-42. Attualmente si sta occupando della figura del soprano svedese Jenny Lind e sulla ricezione operistica a Milano, Bologna e Firenze negli anni 1850-1870.

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L’Istituto di studi verdiani nato a Parma nel 1959 per iniziativa del M.° Mario Medici diviene nel 1963 ente di diritto pubblico; nel 1989 è denominato “Istituto nazionale di studi verdiani” ed è dal 2002 Fondazione di diritto privato.
L’Istituto ha lo scopo di tutelare, valorizzare e diffondere l’opera e la figura di Giuseppe Verdi attraverso una serie di iniziative e di attività. Verdi è figura centrale nella cultura nazionale ed internazionale dell’Ottocento, e la sua opera gode tuttora di una ininterrotta fortuna. La personalità del compositore ed i suoi molteplici interessi emergono dalla sua copiosa corrispondenza. La concezione unitaria del teatro musicale è la caratteristica saliente della drammaturgia verdiana e la sua novità all’interno della tradizione italiana. Il genio verdiano si manifesta anche nella sua capacità di sintesi di esperienze musicali e letterarie provenienti da altre tradizioni: francese, inglese, tedesca e spagnola.
L’attività di studio e di ricerca promosse dall’Istituto si realizzano attraverso le sue strutture (Biblioteca, Archivio della corrispondenza verdiana, Archivio visivo, Discoteca), attraverso la pubblicazione di periodici e di volumi, l’organizzazione e la realizzazione di congressi e convegni, incontri di studio, corsi in collaborazione con le università ed altri enti culturali, audizioni discografiche, allestimenti di mostre e attraverso la gestione del Premio internazionale Rotary Club di Parma “Giuseppe Verdi”.

Info
http://www.studiverdiani.it/