Ebbene bugie non so dirne, Falstaff è finito

“È uno spettacolo innamorante, sublime, questo Vegliardo, che, cittadino della classica terra del “dolce far niente” crea sempre nuovi tipi artistici, jeri Otello, oggi Falstaff, domani forse Don Chisciotte”. Così esordisce questa numero speciale de L'illustrazione italiana tutta dedicata a Verdi (e al suo Falstaff). “Questo Verdi – continua – titano dell'arte che al pari del Vecellio, del Goethe e di Victor Hugo, a età sì tarda, non conosce tramonto e com'essi par che partecipi all'eterna giovinezza degli dei”.  

Nel 1873 esce a Milano la Nuova illustrazione universale, rivista settimanale che nasce nel solco di pubblicazioni illustrate della prima metà del secolo, quali Cosmorama pittorico e Poliorama pittoresco, e soprattutto sul modello di analoghe riviste straniere, quali le francesi L'illustration e l'inglese The illustrated London news. Nel 1874 cambia titolo in L'illustrazione italiana, che diventa definitivo l'anno dopo. Il fondatore e primo direttore e Emilio Treves (nato a Trieste nel 1834, morto a Milano nel 1916) che con il fratello Giuseppe è anche titolare della casa editrice della rivista: la società “Fratelli Treves Editori”. Nell'ultimo quarto dell'Ottocento L'illustrazione italiana rappresenta quel tipo di rivista borghese basato soprattutto sulla notizia illustrata (disegnata prima, fotografata poi) che costituirà un modello imprescindibile per la maggior parte delle pubblicazioni periodiche destinate a una fruizione più ampia rispetto al passato, anche se non popolare. A quella categoria appartengono anche le riviste periodiche associate ai quotidiani (dal Secolo illustrato della domenica alla Domenica del corriere e quelle di argomento musicale e teatrale (dal pionieristico Teatro illustrato dell'editore Sonzogno a Musica e musicisti dell'editore ricordi.

Tra le immagini riportate nell'edizione monografica, una incisione di Ernesto Mancastroppa tratta da una fotografia di Achille Ferrario.

Club dei 27

Il Gruppo appassionati verdiani - Club dei 27 nasce a Parma nel 1958 grazie a un gruppo di amici affascinati dalle opere e dalla figura di Giuseppe Verdi. Ognuno dei soci porta infatti il titolo di un’opera del Sommo Maestro, non sono stati considerati i rifacimenti e le riedizioni, mentre è stata inclusa la Messa da Requiem, il capolavoro di musica sacra.
Tra gli scopi statutari prioritari del sodalizio vi è quello di contribuire fattivamente alla diffusione della conoscenza e dell’amore verso le composizioni di Verdi, specialmente tra le giovani generazioni. Una delle attività principali del Club è infatti rivolta alle scuole di ogni ordine e grado, ma particolarmente agli alunni delle quinte classi elementari della provincia di Parma, che ogni anno sono invitate a partecipare al concorso Tu conosci Verdi? che registra l’arrivo medio di mille elaborati in ogni edizione.
I 27 membri del Club celebrano ogni anno in forma ufficiale le ricorrenze della nascita (10 ottobre) e della scomparsa (27 gennaio) di Giuseppe Verdi, recandosi dapprima in pellegrinaggio alla casa natale di Roncole Verdi, dove depongono 27 rose rosse, e poi dinanzi al monumento, nel centro di Parma, dove collocano una corona di alloro.
La sede del Club è spesso meta di visite, oltre che di artisti, di gruppi di appassionati e di giornalisti di tutto il mondo, affascinati ed incuriositi da questi 27 personaggi che dedicano con passione il loro tempo libero alla memoria di Giuseppe Verdi.
L’associazione, che incontra frequentemente artisti che calcano le scene del Teatro Regio di Parma e di tutti i maggiori teatri del mondo, ha istituito il titolo onorifico di Cavaliere di Verdi, assegnato a personaggi che hanno contribuito ad onorare la figura e le opere del Cigno di Busseto.

I Cavalieri di Giuseppe Verdi
Giuseppe Valdengo, 1975
Luciano Pavarotti,1976
Renata Tebaldi, 1979
Mirella Freni, 1980
Romano Gandolfi, 1980
Renato Bruson 1981
Corale Verdi – Parma, 1982
Beniamino Gigli, 1982
Franco Corelli, 1985
Carlo Bergonzi,1986
Piero Cappuccilli, 1988
Giulietta Simionato, 1988
Leo Nucci, 1993
Riccardo Muti, 1994
Claudio Abbado 1995
Pierluigi Petrobelli, 1999
Renata Scotto, 2001
Placido Domingo, 2001
José Carreras, 2005
Zubin Mehta, 2009
Fiorenza Cossotto, 2013
Pier Luigi Pizzi, 2013
Donato Renzetti, 2013
Philip Gossett, 2013
Ferruccio Furlanetto, 2014

Info
http://www.clubdei27.com/Italiano/home_it.php

Maria Cristina Filomena Verdi

Maria Cristina Filomena Verdi (Le Roncole, Parma, 14 novembre 1859 – Busseto, 1936). Figlia di un cugino di Verdi, Filomena rimase orfana di padre a soli tre anni e fu costretta a trasferirsi a Busseto, ospite di Carlo Verdi, padre del compositore, e Maria Francesca, sorella di quest’ultimo. Il Maestro e la sua compagna Giuseppina Strepponi si occuparono dell’educazione di Filomena e alla morte di Carlo e Maria Francesca, zii adottivi, la bambina nel 1869 entrò – su iniziativa di Giuseppe Verdi – nel collegio della Provvidenza di Torino. Nello stesso anno il Maestro decise, di comune accordo con sua moglie, di adottare legalmente Filomena, cambiandole il nome in Maria. Dopo aver ottenuto il diploma di maestra nel 1876, Maria si fidanzò con il figlio del notaio Carrara, Alberto, con il quale convolò a nozze l’11 ottobre 1878, portata all’altare da Giuseppe Verdi. Quest’ultimo, nel redigere il proprio testamento, espresse come prioritaria volontà quella di nominare la cugina Filomena Maria Cristina erede universale del proprio patrimonio.

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