Qual risorta fenice novella

Venezia Teatro La Fenice, 17 marzo 1846

Sophie Loewe (Odabella), Carlo Guasco (Foresto), Natale Costantini (Ezio), Ignazio Marini (Attila), Ettore Profili (Uldino), Giuseppe Romanelli (Leone).

Dopo l'insuccesso napoletano di Alzira, nell'agosto 1845, Verdi ritornò a Milano. Il peso del lavoro e un morale decisamente basso riportano il musicista sull'orlo di un altro crollo psicofisico. Gli impegni però sono sempre più pressanti e Verdi oltre a prendere in considerazione alcune interessanti offerte che gli vengono da Parigi e Londra devo assolvere a una scadenza con il Teatro La Fenice di Venezia. Verdi ritira fuori dal cassetto l'Attila della Werner sul quale aveva posato gli occhi al tempo de I due Foscari. È una buona trama per l'opera veneziana e al librettista Piave si premunisce di inviare un suo schema del libretto, con le cosiddette “posizioni”. È dunque tratto dall'omonimo dramma di Zacharias Werner (1768-1823) uno scrittore di non grande interesse del secondo romanticismo. Werner, se può essere ricordato, è solo in negativo per essere stato tra gli assertori della superiorità razziale del popolo tedesco e il disprezzo per le culture latine. Verdi non guarda certo a questi aspetti peraltro abbastanza evidenti nell'Attila del Werner, in particolare il disprezzo per gli italici visti come traditori, vili, avvelenatori e intriganti. Anche nell'opera verdiana i personaggi di Ezio e Foresto non sono certo modelli di lealtà e sono in evidente contrasto con la figura di Attila un condottiero dal carattere barbaro, ma allo stesso tempo di grande nobiltà e coerenza combattiva. Verdi propone allo stesso livello dell'unno una figura femminile: la bellicosa, fiera e soprattutto italica Odabella. Il compositore così non solo pone una figura vitale, ma aggiunge anche il tema della rinascita inserendo una scena che non ha riscontri in Werner, la fondazione di Venezia.

Sofia Loewe (1816-1866). Per Verdi fu la prima Elvira e la prima Odabella.
Carlo Guasco (1813-1876), il primo Foresto. Per Verdi fu anche il primo Oronte (Lombardi) e il primo Ernani
Ignazio Marini (1811-1873), fu per Verdi il primo Oberto, il primo Attila e il primo Alcade (Forza del Destino).

“Qual risorta fenice novella, rivivrai più superba, più bella della terra, dell'onde stupor!” - Foresto e Coro di fuggiaschi,  Scena settima del prologo.


Temistocle Solera
Figura avventurosa e anticonformista quella di Temistocle Solera (1815-1878), il librettista “politico” di Verdi, così come Francesco Maria Piave è quello borghese. Con un padre morto allo Spielberg ed egli stesso frequentemente al centro di cospirazioni e fughe, Solera è il poeta più adatto a trasmettere ideali patriottici. Così nei suoi libretti, da Nabucco ai Lombardi e Giovanna d'Arco, i riferimenti allo stato politico del tempo sono evidenti. […] Basta sentire i lombardi “la Terra Santa oggi nostra sarà!” e il pubblico grida “si!”. […] Verdi affida a Solera “quel poltronaccio di librettista” la stesura dell'Attila. Solera recupera e consegna il lavoro a Verdi, ma quando questi ritiene necessario dei cambiamenti è già fuggito a Madrid. L'Attila viene rimaneggiato dal Piave e qui ha fine la collaborazione di Verdi con Solera, il quale, dopo alterne vicende che lo vedono impresario in Spagna, agente segreto di Napoleone III e di Cavour, e anche antiquario a Parigi, finisce tristemente e miseramente i suoi giorni a Milano nel 1878.

Commenti

Invia il tuo commento


* Campi obbligatori