Il Museo è un omaggio dovuto alla nostra più straordinaria cantante lirica, che, con la Sua “voce d’angelo” , la Sua rigorosa sapienza di musicista e il suo glamour, ha inebriato le platee di tutto il mondo, portando loro testimonianza dell’Arte e della Cultura italiana. Sarebbe stato un sogno porre sede della testimonianza della vita di una donna, di un’artista, accanto alla sede Museale del più adorato degli Autori a cui Lei ha dato voce: Giuseppe Verdi. Il destino ha fatto sì che quel sogno sia diventato realtà e che la terra bussetana, benedetta dal Dio della Musica, abbia accolto, e per sempre, una delle sue figlie predilette. È nato così il Museo Renata Tebaldi, nella maestosa cornice delle Scuderie di Villa Pallavicino a Busseto, inserito al centro della Provincia di Parma, in uno dei territori più fecondi d’Italia.
La designer Daniela Gerini ha progettato un allestimento che mostra storici costumi di scena, unici gioielli, abiti sofisticati dai tessuti e ricami preziosi, documenti, in una visione moderna che affascina non solo gli amanti dell’opera lirica, ma che suscita nei giovani, stupore, curiosità e fascinazione. Con l’allestimento di ulteriori sale espositive, dal giugno 2016 si decreterà l’avvio dell’unico Museo internazionale dedicato al Melodramma.

Intorno al nome di Renata Tebaldi si sono sempre radunati appassionati melomani, cultori della musica, collezionisti, operatori dell’arte, frequentatori di teatri lirici, che hanno seguito le sue meravigliose performance canore e che hanno contribuito alla nascita del mito al termine della sua carriera.
Oggi ognuno di loro ha la possibilità di ritrovarsi in un gruppo di privilegio: il Club Friends of Renata.

Info
http://www.museorenatatebaldi.it
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Trasfigurazioni
“Siamo tutti felici del buon esito della prima della Scala (Giovanna d'Arco, diretta da Riccardo Chailly), […] giornali e commentatori televisivi l’hanno sottolineato ricordando l’ultima esecuzione scaligera avvenuta nel 1860, protagonista Teresa Stoltz, cantante passata alla storia per essere entrata in qualche modo nella vita del compositore - scrisse risentito, in occasione della prima scaligera del 7 dicembre 2015, Francesco Canessa per molti anni sovrintendente del Teatro di San Carlo a Napoli - Invano abbiamo cercato nelle paginate dei giornali o nei racconti degli ospiti della serata televisiva, un cenno al fatto che se taumaturga è la Scala, prima di lei lo è stato il San Carlo. È qui infatti che Giovanna è resuscitata nel marzo del 1951 anno celebrativo del Cinquantenario verdiano. Ne fu protagonista nientemeno che Renata Tebaldi e fu una rinascita clamorosa perché al successo napoletano si aggiunse nel giugno successivo quello dell’Opera di Parigi, ove il San Carlo portò l’opera in tournée insieme alla Messa da Requiem, eseguita nella chiesa della Madeleine”.

Fu infatti il teatro di Napoli a recuperare al grande pubblico un'opera di Verdi a lungo trascurata. Affidando a Renata Tebaldi il ruolo del titolo. Il 13 marzo 1951, al Teatro di San Carlo di Napoli, infatti, già in prova generale aperta e davanti ad un pubblico straordinario, Renata Tebaldi debutta e trionfa quale protagonista con Carlo Bergonzi nel ruolo di Carlo. Renata a suo perfetto agio in quel ruolo, era diretta dalla esperta bacchetta di Santini che Le assicurò tranquillità e seppe ispirarle autentiche trasfigurazioni vocali nelle apoteosi finali. Il 30 giugno 1951 il Teatro San Carlo si trasportò a Parigi al Teatro dell’Opèra per le commemorazioni verdiane (primo teatro straniero ospite all’Opèra!) con quella stessa produzione. Sui cartelloni dell’Opèra vollero che le fattezze di Santa Giovanna fossero quelle della Tebaldi. La trasferta parigina del San Carlo fu straordinaria, qualche cronista rilevò che il Teatro si fosse trasformato in uno stadio per gli eccessi di entusiasmo dei melomani. Denis Hermant di “France Soir” scrisse:” la Sala intera sembrava avere acquisito riflessi mediterranei. Si acclamava con frenesia, la Tebaldi dovette interrompere un’aria del Prologo riuscendo a terminarla solo quando l’entusiasmo si fu calmato” Alla prima, all’Opèra, si vide tra il pubblico Georges Braque applaudire come un matto.