Il Teatro Regio di Parma, considerato tra i più prestigiosi e noti del mondo, fu inaugurato il 16 maggio 1829 con Zaira, opera appositamente composta per l’occasione da Vincenzo Bellini. La sua costruzione, voluta dalla duchessa Maria Luigia, fu affidata all’architetto Nicola Bettòli e richiese otto anni di lavoro. L’opera risultò proporzionata e imponente: 84 m di lunghezza, 37,5 m di larghezza e un’altezza di quasi 30 m. La sua capienza massima è attualmente di 1.200 spettatori circa. L’edificio di gusto neoclassico ha fronte a portici con dieci colonne ioniche. Sotto il timpano di coronamento, due rilievi di Tommaso Bandini raffiguranti la Fama e la Lira affiancano il finestrone centrale. Dal foyer si accede alla platea ellittica, circondata da quattro ordini di palchi e dal loggione. I decori dell’interno in bianco e oro sono opera di Girolamo Magnani. Giovanni Battista Borghesi firmò il soffitto e il grande sipario dipinto a tempera, quest’ultimo (sottoposto a recente restauro conservativo terminato nel 1999) raffigurante Maria Luigia ritratta sotto le spoglie di Pallade o Minerva in trono. L’astrolampo, in bronzo dorato del peso di 1.100 kg, e delle dimensioni di 4x4,5 m, illuminato a candele e successivamente a gas, venne realizzato dall’officina Lacarrière di Parigi. Il Teatro Regio di Parma conserva uno degli esempi più antichi e meglio conservati di camera acustica decorata, dipinta a tempera da G. Carmignani e composta da pannelli di canapa di forme e dimensioni diverse (sottoposti a recente restauro) con motivi che ripropongono la decorazione dei palchi della sala. Le splendide sale del Ridotto furono affrescate in gusto neoclassico da Giovanni Azzi e Alessandro Cocchi sulla volta e di Stanislao Campana per le pareti.

Info
http://www.teatroregioparma.it/

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ARCHIVIO
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Eravi il mio competitore
Giuseppe Verdi ad Antonio Barezzi Parma, lunedì 29 febbraio 1836
[..] Sabbato, dopo pranzo verso le ore tre mi portai da Alinovi (1) ed egli mi esaminò sopra i seguenti punti: di suono, di canto, d'accompagnamento di partitiura, e di suonare all'improvviso [..] Ieri andai da Alinovi alle ore otto di mattina e mi fu presentato un soggetto di fuga a 4 parti reali che terminai ieri sera dopo le ore sei. Il Maestro la esaminò. [..] Ieri sera andai con Molossi (2) in una Conversazione (3) e suonai le mie variazioni, che piacquero. Eravi il mio competitore Rossi (4), il quale, benchè pregato, non volle suonare, fece meco delle congratulazioni, senza nominarsi però chi era e parlò poscia molto con Molossi[..]
Oggi deve fare l'esame Rossi, ma temo molto che non si presenti, [..] che se egli avesse avesse creduto di trovare in Busseto tale competitore..

1) Compositore, organista, direttore della Ducale Scuola di Musica di Parma, esaminatore del concorso per Maestro di Musica del Comune di Busseto.
2) Lorenzo Molossi, funzionario del governo di Parma, musicista dilettante, segretario della Società Filarmonica di Parma sostenitore di Verdi nella disputa per il posto di Maestro.
3) Incontri nei salotti culturali.
4) Giovanni Rossi, l' ”altro” partecipante al concorso di Busseto.
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I Vespri? Non ancora
"Chi non conosce il fatto de'Vespri Siciliani? Tutti certamente meno i signori Scribe e Duveyrier, che hanno composto il libretto, se costoro hanno preteso veramente di negare la generale strage conosciuta sotto il nome di Vespri Siciliani. […] Dappoi che in Italia questo spartito gira colle parole del melodramma Giovanna di Guzman, estimo più utile alla maggior parte de'miei lettori di esaminarlo sotto questa nuova sembianza, data ai “Vespri” per carezzare la sospettosa censura. Non sarò severo nel giudicare la riduzione italiana, perchè so benissimo a quali torture sia posto un poeta, che debba fare la dolorosa operazione di trasformare i versi francesi in italiani colla minore possibile alterazione della musica. La musica però ne ha sofferto un poco; ma molto di più la poesia, la quale, e per la lingua e per il concetto, riuscì una mostruosità; oltre che l'accento musicale non corrispose sempre al grammaticale. Nel melodramma Giovanna di Guzman, l'azione si finge in Lisbona nel 1640, quando i Portoghesi gemevano sotto il giogo degli Spagnuoli. S'apre il primo atto nella piazza di Lisbona, ove si vedono Spagnuoli e Portoghesi, che si guardano in cagnesco […]"

Nel 1859, rielaborando una serie di articoli apparsi sull'Armonia di Firenze, Abramo Basevi diede alla luce quella che doveva restare l'unica opera analitica dell'Ottocento dedicata alle opere di Verdi (fino all’Aroldo). Il volume di Basevi, passato quasi inosservato all'epoca, ha acquistato importanza in tempi recenti soprattutto ad opera della musicologia di scuola anglosassone. Negli ultimi anni è diventato il punto di riferimento fondamentale per tutti quegli studiosi che vogliano esaminare le opere di Verdi alla luce del pensiero analitico dell'epoca.

Studio sulle opere di Giuseppe Verdi - Abramo Basevi (1859).
Edizione critica a cura di Ugo Piovano – Rugginenti Editore.
I vespri siciliani (titolo originale: Les vêpres siciliennes) debuttò all'Opéra di Parigi il 13 giugno 1855. La prima in italiano, il 26 dicembre 1855 si tenne al Teatro Regio di Parma, (allora Teatro Ducale) con il titolo censurato Giovanna de Guzman.
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Asini

16 gennaio 1896
Stamattina prima prova del Falstraff, con orchestra e Cantanti.
Si vuole andare in scena mercoledì, ma ho i miei dubbi. Per far stampare un manifesto e tentare di pubblicarlo colla data predetta, bisogna essere artisticamente "Asini". All'infuori di Carobbi e della Bianchini nessuno sa la parte, compreso il direttore d'orchestra.

25 gennaio 1896
Esito soddisfacente - Esecuzione buona per parte del Carobbi protagonista. Deficientissima per parte della Zeppilli Villani Quicly. […] Bracale non è un direttore fino e non ha compreso il Falstaff, il quale costituisce ora sulle scene di questo Regio Teatro, "un linguaggio troppo alto per delle creature troppo basse". Colpa maggiore è stata della Commissione*, la quale, trattandosi di Verdi, doveva tutelare scrupolosamente ogni cosa perché l'opera avesse ottenuto quella esecuzione fine che per Parma costituiva uno dovere. Invece la Direzione non ha che delle chiacchiere e delle insulsaggini e l'Impresa fa tutto a suo modo. […] Dicesi che uno dei Membri della Commissione sia in società con l'Impresario; e comincio a crederci. Detto membro sarebbe anche innamorato della Zeppilli Villani e di qui la ragione per cui quest'artista è rimasta alla piazza, pregiudicando l'opera.

*la Commissione teatrale, aveva il compito di programmare l'attività in accordo con i diversi impresari privati che di volta in volta ricevevano l'incarico di realizzare le stagioni teatrali.

Da “Dietro il sipario 1881-1898”; Memorie e appunti del Segretario della Commissione Teatrale Giulio Ferrarini. A cura di Valerio Cervetti. Grafiche Step1986