La forza del destino

Fra gli spettatori più competenti alla messinscena della "Forza del destino" a San Pietroburgo nel novembre 1862 fu lo scrittore ucraino Alexander Vasil’evič Nikitenko1, che allora ricopriva il ruolo di censore alla corte di Nicola II. Abituati a "Un ballo in maschera", "Il trovatore", "I Vespri siciliani", molti russi rimasero perplessi dalla nuova opera verdiana, ma non Nikitenko, che nel suo diario espresse anche il proprio entusiasmo per gli interpreti di Leonora e Don Carlo: «Serata a teatro alla rappresentazione della nuova opera di Verdi: "La forza del destino". Il soggetto pare un cattivo melodramma, ma nella musica c’è molta brillantezza ed energia. La Barbot2 e Graziani3, mi pare, abbiano superato se stessi. È dai tempi della Viardot4 e di Rubini5 che la musica non mi faceva quest’effetto. Specialmente Graziani: certi suoni della sua voce sono come un fruscio d’ali dell’anima quando si eleva all’empireo dei propri ideali».

1 Alexander Vasil’evič Nikitenko (1804-1877), coinvolto superficialmente nelle cospirazioni decabriste, riuscì a sfuggire divenendo impiegato alla corte imperiale. Tenne un diario fin dalla gioventù, il "Diario di un censore russo", pubblicato solo nel 1888.
2 Caroline Barbot (1830-1893), soprano francese, allieva del teorico di canto Manuel García, fu una delle cantanti preferite di Verdi: cantò in "Un ballo in maschera" a San Pietroburgo nel 1860.
3 Francesco Graziani (1828-1901), cantante italiano con grande estensione vocale, che permise a Verdi di modellare su di lui il proprio ideale di voce baritonale, dal timbro scuro ma capace di salire fino al registro basso tenorile.
4 Pauline García Viardot (1821-1910), mezzosoprano francese, sorella del grande soprano Maria Malibran e figlia del maestro di canto e tenore Manuel García. Fu una delle più importanti cantanti dell’Ottocento, per la grande estensione e l’ottima tecnica. Insieme a Rubini cantò per alcuni anni a san Pietroburgo. Sposò Louis Viardot, direttore del Théåtre Italien di Parigi.
5 Giovanni Battista Rubini (1794-1854), il più importante tenore della prima metà dell’Ottocento nel repertorio belcantista.

A San Pietroburgo negli anni '50 dell'Ottocento l'opera italiana era amatissima e Verdi era un idolo. Perché non provare a chiedergli di scrivere un'opera per il Teatro Imperiale? Il mediatore fu il tenore Enrico Tamberlick, che era scritturato nella stagione 1861, e Verdi – che non ne poteva più di fare il parlamentare – si fece tentare dall'idea di scrivere qualcosa di importante, come voleva lui, lontano dall'Italia e dai presuntuosi parigini. Un'opera grandiosa che non assomigliasse a nessuna di quelle che si vedevano in Italia e in Francia. I coniugi Verdi, con lo spartito pronto, si recarono a San Pietroburgo nell'inverno 1861-62, ma a causa dell'indisposizione del soprano il debutto fu rinviato all'anno dopo. E il 10 novembre 1862 al Teatro Imperiale di San Pietroburgo andò in scena La forza del destino, l'opera che diede inizio all'ultima, lunga, matura e monumentale parte di carriera di Giuseppe Verdi.

Giuseppe Martini

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