Va vecchio John

Sono molte, per nostra fortuna, le testimonianze dirette di Verdi, Boito e Ricordi relative alla genesi del Falstaff. Sul finire del 1890, ad esempio, Verdi scrive al marchese Gino Montaldo, critico teatrale: Che cosa posso dirle? Sono quarant'anni che desidero scrivere un'opera comica, e sono cinquant'anni che conoscono Le allegre comari di Windsor;  pure... i soliti ma, che sono dappertutto si opponevano sempre a far pago questo mio desiderio. Ora Boito ha sciolto tutti i ma e mi ha fatto una commedia lirica che non somiglia a nessun altra. Io mi diverto a farne la musica senza progetti di sorta, e non so nemmeno se finirò... Ripeto: mi diverto… Falstaff e un tristo che commette ogni sorta di cattive azioni... ma sotto una forma divertente. È un tipo! Sono sí varî i tipi! L'opera è completamente comica! Amen.

Molto diverso il tenore delle parole con cui Verdi, quasi ottantenne, inviò il manoscritto a Giulio Ricordi; una nota che Verdi chiosò con malinconia: “Le ultime note del Falstaff. Tutto è finito! Va, va vecchio John… Cammina per la tua via, finché tu puoi… Divertente tipo di briccone; eternamente vero, sotto maschere diverse, in ogni tempo, in ogni luogo! Va… Va… Cammina cammina… Addio!!!”

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