Falstaff, note di regia
di Jacopo Spirei

Falstaff è un dono, è un dono tanto grande quanto leggero, è un'opera che vuole leggerezza per poter parlare e raccontarci i suoi segreti; forse questa è la grande difficoltà dell'opera, riuscire ad evitare la pesantezza e mantenere sempre un sorriso sornione.
Falstaff è un miracolo di unità e compattezza, ogni momento è unico, essenziale e straordinario, è una corsa folle verso la fine, tutto nel mondo è burla.
Per nostra fortuna Falstaff è una satira feroce alla borghesia e alla nostra società in generale, la qualità del personaggio è quella di essere in grado di superare le nostre banali classificazioni, Falstaff è un personaggio positivo, negativo e neutro allo stesso tempo, il suo vantaggio su di noi è di aver superato la questione della moralità; per Falstaff la moralità è come l'onore: una parola.
La straordinarietà del messaggio di Verdi, così come di ogni artista assoluto, è che travalica il tempo, il gusto e le epoche, perché parla di noi.  Jan Kott ha scritto uno splendido saggio su Shakespeare in proposito, parafrasandolo direi "Verdi, nostro contemporaneo": Verdi credo sia a volte frainteso , lo si dipinge troppo spesso come un conservatore, ma in realtà è un grandissimo innovatore, uno sperimentatore e anche un provocatore: un artista totale insomma. Ecco io ho cercato di seguire questa sua vena nello scavo e nella ricerca che ho fatto sulla partitura e sul libretto (che è di livello, anch'esso, assoluto).

Quello che vedremo al Festival è un lavoro di ricerca di un gruppo di artisti da me guidato che riflette sul messaggio contemporaneo di quest'opera, ho cercato di scavare nei segni e nei linguaggi dell'opera e di portarla a un livello per così dire "popolare" senza sovrastrutture e con una connotazione fortemente contemporanea.
Anche nella scelta dello humour questa opera ci insegna moltissimo, L'ironia sottile di Falstaff fa da contrasto alle rozze burle dei paesani di Windsor, fino al sorriso dolce amaro riservato alla gioventù, è un'opera che parla di tramonto, di fine e del desiderio forte di non rassegnarsi a non vivere la vita fino all'ultima goccia.

Intervista concessa a Giuseppe Martini per il Festival Verdi / Teatro Regio di Parma